venerdì 10 luglio 2026

Il ranger dell'anfiteatro

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L'anfiteatro

In Argentina un ranger è una persona professionalmente addestrata dall'amministrazione dei parchi nazionali e la cui missione è controllare e monitorare il sistema nazionale delle aree protette. All'interno delle sue funzioni comprende la revisione dei permessi di pesca e l'attrezzatura di tutti coloro che concorrono un fiume, un lago, una laguna o una costa del mare, se il luogo è vietato deve richiedere al pescatore di ritirarsi e se c'è una quota di pesce da estrarre deve rivedere e controllare che sia rispettato.

Che se si tratta di una persona, basata su un fatto reale su cui conoscevo una precedente esperienza sono stato rimosso, diremmo quasi violentemente da un tappo pirenaico ispanico, o almeno una mezza razza proveniente da quella razza importata molti anni fa e il cui nome comune per il maschio della specie è "Capra". In breve, ha gettato una capra da una zona di pesca perfettamente abilitata dal regolamento e dove ho soddisfatto tutte le sue esigenze in modo corretto e chiaro.

Siamo venuti con un amico che percorreva il percorso da Bariloche a Neuquén e cercava di pescare da qualche parte nel fiume Limay, avevamo provato prima in bocca, dove il lago Nahuel Huapi drena e il fiume funge da confine tra due province patagoniche: Río Negro e Neuquén.

Il forte vento del luogo e il tempo inadatto ci hanno fatto desistere dalla pesca lì e abbiamo cercato qualche altro luogo più riparato, poi continuiamo a viaggiare e parlare fino a raggiungere quella meraviglia della natura che qualcuno chiamato "L'Anfiteatro", è una grande curva in discesa che forma una sorta di tribune naturali o stand che si concludono nella loro parte più bassa verso un panorama fantastico del fiume. È un luogo magico che invita a sognare una grande pesca e un tempo di relax e contemplazione di panorami irripetibili.

Siamo andati lì, in precedenza abbiamo dovuto lasciare l'auto nella parte superiore in un posto riservato come parcheggio in modo che i turisti possano ottenere belle foto da tutta la zona. Da quel luogo si può scendere solo al fiume a piedi, non ci sono strade, solo un percorso formato da molte persone che non si accontentavano di osservare i panorami dalle altezze ma avevano bisogno di raggiungere l’acqua per controllare che tutto ciò che si vede sia vero, esiste e si può anche toccare.

Dopo una ripida discesa di molti metri abbiamo finalmente raggiunto una grande curva che disegna il fiume e dove si è osservato un grande movimento di pesci che si nutre della superficie, la trota ha una dieta basata principalmente sugli insetti in uno qualsiasi dei loro stati e quando si trovano sulla superficie dell’acqua sostenuta nel film o leggermente sommersa lo spettacolo è accattivante e per i pescatori assolutamente motivanti a pescare.

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Un'altra vista dell'Anfiteatro

Il fatto è che abbiamo iniziato ad assemblare rapidamente la nostra attrezzatura, il momento magico dell'alimentazione può scomparire così rapidamente come appare e non volevamo perderlo, mentre cercavamo di osservare che tipo di insetto stavano mangiando ho sentito un beeeeeeeeeeeeeeeeeeeeabeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee, mi sono girato per osservare cosa fosse, guidato dal suono che avevo appena sentito ho visto circa 20 metri una capra che grattava il terreno con i loro zoccoli e ci mostrava le loro corna Non mi piaceva niente e anche meno quando si girava e ci guardava dritto. Il mio amico ha preso il tubo della canna da pesca ma non l'ho avuto, l'avevo lasciato in macchina e anche nei sogni non avevo intenzione di usare la mia canna, le canne sono costose per la pratica della pesca a mosca quindi abbiamo avuto solo la dubbia difesa di un piccolo tubo di alluminio.

La capra inizia un nuovo graffio del terreno, un altro beeeeeeeeeeeeeeabeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee e una corsa verso di me che per fortuna si è fermata circa 5 metri, sono rimasto paralizzato dalla paura e il mio amico stava mescolando il tubo anche se quello sembrava non influenzare nulla il poco simpatico e niente di piccolo collaboratore, si allontana due volte più lontano e continua con il suo atteggiamento già determinato e brutto di grattare il terreno con gli zoccoli e emettere quel suono penetrante.

Con il mio amico abbiamo guardato e il volto di entrambi rifletteva la paura e il dubbio, senza mezze parole abbiamo cominciato ad allontanarci il più con calma e lentamente possibile, siamo andati con la fronte giù e abbiamo lasciato il posto dei sogni. Prima di lasciare la zona mi voltai sicuramente per guardarla e lì ero, più tranquillo, a mangiare l'erba morbida che cresceva dappertutto, nessuna traccia di minacce o suoni terrificanti, sembrava persino amichevole e pacifica.

Il ranger del parco non umano ci ha cacciato di casa senza nemmeno darci la possibilità di spiegare che non avevamo intenzione di disturbarlo, volevamo solo passare un piacevole momento per bagnare le linee e magari ottenere un po' di trota che saremmo anche tornati in acqua come facciamo sempre.

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martedì 20 gennaio 2026

Dalla Patagonia all’Ovest Americano: mete da sogno per chi ama la fotografia

Dalla Patagonia all’Ovest Americano
Per chi ama viaggiare con la macchina fotografica sempre pronta, il mondo non è solo una mappa da esplorare, ma una collezione infinita di inquadrature possibili. Ci sono luoghi che sembrano letteralmente progettati dalla natura per essere fotografati, dove la luce cambia ogni minuto, i colori si trasformano con le stagioni e i paesaggi raccontano storie senza bisogno di parole. È in questi luoghi che il viaggio diventa qualcosa di più: diventa ricerca, attesa, emozione.

Tra le destinazioni che più di tutte accendono l’immaginazione dei fotografi, l’Argentina e gli Stati Uniti occupano un posto speciale. Due mondi lontani geograficamente, ma incredibilmente vicini per potenza visiva. Da un lato la Patagonia, con i suoi ghiacciai, il vento incessante e le montagne taglienti. Dall’altro i grandi parchi dell’Ovest americano, dove il deserto incontra le pareti di roccia, i canyon si accendono al tramonto e le foreste secolari creano cattedrali naturali.

Questo articolo nasce per chi non si accontenta di “vedere” un luogo, ma vuole raccontarlo attraverso le immagini. Per chi viaggia lentamente, aspettando la luce giusta, tornando più volte nello stesso punto, osservando il cielo prima di scattare. Dalla Patagonia ai parchi dell’Ovest americano, costruire un itinerario fotografico significa scegliere mete iconiche, ma anche saperle vivere con il giusto ritmo, lasciando spazio all’imprevisto, all’incontro, alla magia.

Che tu sia un fotografo esperto o un viaggiatore con la passione per l’immagine, qui troverai ispirazione, suggerimenti e visioni per creare un viaggio che non sia solo uno spostamento, ma un vero percorso visivo ed emotivo tra alcuni dei paesaggi più spettacolari del pianeta.

Perché scegliere un tour operator specializzato

Organizzare un viaggio fotografico complesso, tra Argentina e Stati Uniti, richiede esperienza, conoscenza del territorio e capacità di adattamento. Non si tratta solo di prenotare hotel e voli, ma di costruire un percorso coerente, fluido, efficiente.

Un tour operator specializzato sa quando andare in un luogo, da dove fotografarlo, come ottimizzare gli spostamenti, quali permessi servono. Sa anche suggerire angoli meno conosciuti, orari alternativi, strade secondarie.

Se sogni di immortalare i paesaggi mozzafiato dei grandi parchi americani, dai un’occhiata agli itinerari proposti da Viaggiare in USA.

Affidarsi a chi conosce davvero il territorio fa la differenza tra un viaggio bello e un viaggio memorabile.

I paesaggi più iconici dell’Argentina per chi ama la fotografia

L’Argentina è una delle destinazioni più potenti dal punto di vista fotografico. Un paese enorme, vario, estremo, capace di passare in poche ore dalle foreste subtropicali ai deserti d’alta quota, dalle pianure infinite ai ghiacciai millenari. Per un fotografo, questo significa molteplicità di soggetti, luci e atmosfere in un solo viaggio.

Qui la natura non è mai timida. È grandiosa, a volte dura, spesso teatrale. Le nuvole corrono veloci spinte dal vento patagonico, il sole filtra tra le Ande creando contrasti netti, le strade si perdono nell’orizzonte come linee disegnate apposta per guidare lo sguardo. Fotografare in Argentina significa confrontarsi con spazi enormi, con il senso di isolamento, con il silenzio.

Ma non è solo una questione di paesaggi. C’è anche l’elemento umano: piccoli villaggi, estancias, mercati locali, volti segnati dal sole. Tutto contribuisce a costruire un racconto visivo autentico, lontano dalle immagini patinate e vicino alla verità del territorio.

Che si tratti di ghiacciai, montagne, deserti colorati o cascate impetuose, l’Argentina offre al fotografo un terreno di gioco straordinario. Un luogo dove ogni giorno è diverso dal precedente e ogni scatto può diventare un pezzo di storia.

La Patagonia: luci, vento e ghiacci eterni

La Patagonia è, per molti fotografi, una sorta di mito geografico. Un luogo che si sogna prima ancora di vederlo, e che una volta visitato non si dimentica più. Qui tutto è estremo: il vento, la luce, le distanze, il silenzio. Ed è proprio questa estremità a renderla incredibilmente fotogenica.

Le torri granitiche del Fitz Roy e del Cerro Torre si accendono di rosa e arancio all’alba, creando uno degli spettacoli naturali più emozionanti che si possano fotografare. I ghiacciai, come il celebre Perito Moreno, sembrano sculture viventi, con crepe azzurre e crolli improvvisi che raccontano il movimento lento del tempo.

Il vento modella le nuvole in forme sempre diverse, regalando cieli drammatici e cambi repentini di atmosfera. In pochi minuti si può passare dal sole pieno alla tempesta, offrendo al fotografo infinite possibilità di interpretazione. La Patagonia non è mai uguale a se stessa, ed è questo che la rende irresistibile.

Fotografare qui significa accettare l’imprevedibilità, avere pazienza, saper aspettare. Ma quando la luce arriva nel modo giusto, il risultato è spesso semplicemente spettacolare.

Salta e Jujuy: colori surreali nel nord argentino

Se la Patagonia è fatta di ghiaccio e vento, il nord dell’Argentina è un’esplosione di colori, geometrie e luce secca. Le province di Salta e Jujuy sembrano uscite da un dipinto astratto: montagne rosse, verdi, viola, gialle, che si alternano come strati di una torta geologica.

La celebre Cerro de los Siete Colores a Purmamarca è uno dei soggetti più iconici, ma tutta la regione è un continuo susseguirsi di scenari surreali. Le strade si insinuano tra canyon profondi, villaggi di adobe, mercati andini dove i colori dei tessuti e delle spezie creano composizioni perfette per la fotografia di strada.

Qui la luce è dura, diretta, senza filtri. Al mattino presto e nel tardo pomeriggio, le ombre si allungano e i rilievi si scolpiscono con forza, regalando profondità alle immagini. È una terra ideale per chi ama i contrasti netti, le linee pulite, le composizioni forti.

Salta e Jujuy sono perfette per chi vuole raccontare un’Argentina diversa, meno conosciuta, più intima e visivamente potentissima.

Cascate di Iguazú: la potenza della natura in un solo scatto

Le Cascate di Iguazú non sono solo un luogo da visitare, ma un’esperienza sensoriale totale. Il rumore dell’acqua, la nebbia che sale, l’arcobaleno che appare improvviso: tutto contribuisce a creare una scena quasi irreale.

Per un fotografo, Iguazú è una sfida affascinante. L’acqua è in continuo movimento, la luce filtra tra gli spruzzi, la vegetazione tropicale incornicia le cascate con un verde intenso. Ogni angolo offre una composizione diversa: panoramiche immense o dettagli ravvicinati, giochi di luce o contrasti tra roccia e acqua.

La Garganta del Diablo, in particolare, è uno dei punti più impressionanti: una massa d’acqua che sembra inghiottire tutto, creando immagini di una potenza rara. Fotografare qui significa cercare di catturare l’energia, non solo la forma.

È un luogo che mette alla prova tecnica e sensibilità, ma che ripaga con scatti di grande impatto emotivo.

Viaggiare e fotografare negli Stati Uniti: una terra di meraviglie visive

Se l’Argentina è una sinfonia di natura selvaggia, gli Stati Uniti sono un’orchestra completa. Deserti, canyon, foreste, montagne, pianure, oceani: tutto convive nello stesso paese, creando un’incredibile varietà di scenari fotografici.

L’Ovest americano, in particolare, è un vero paradiso per chi ama la fotografia di paesaggio. Qui i parchi nazionali sembrano set cinematografici, con formazioni rocciose iconiche, cieli infiniti e una luce che cambia continuamente durante il giorno.

Viaggiare negli USA con un approccio fotografico significa costruire un itinerario intelligente, dosando tappe iconiche e luoghi meno battuti, scegliendo gli orari giusti e concedendosi il tempo di osservare. Perché è proprio nella lentezza che nascono spesso le immagini migliori.

È un territorio che invita alla creatività, alla sperimentazione, al racconto visivo. Un luogo dove ogni strada può diventare una fotografia.

Monument Valley: la quintessenza del paesaggio americano

Monument Valley è probabilmente uno dei paesaggi più riconoscibili al mondo. Le sue butte rosse, isolate nel deserto, sembrano sculture giganti piantate nella sabbia. Qui il tempo sembra sospeso, e ogni inquadratura è già un’icona.

All’alba e al tramonto, le rocce si accendono di arancio, rosso e viola, creando un gioco di luci che rende ogni scatto unico. La strada che attraversa la valle è una delle più fotografate in assoluto, ma basta spostarsi di pochi metri per trovare angolazioni nuove e meno viste.

Fotografare Monument Valley significa lavorare con le linee, con le proporzioni, con il cielo. Le nuvole, quando arrivano, aggiungono drammaticità. Quando il cielo è limpido, la scena diventa quasi metafisica.

È un luogo che non stanca mai, perché ogni ora racconta una storia diversa.

Yosemite e i grandi parchi della California

Yosemite National Park è una cattedrale naturale. Le sue pareti di granito, come El Capitan e Half Dome, si alzano verticali creando una sensazione di piccolezza e meraviglia. Le cascate, i prati, le sequoie giganti: tutto qui sembra amplificato.

Per il fotografo, Yosemite è un laboratorio continuo. In primavera le cascate sono impetuose, in estate la luce è limpida, in autunno i colori cambiano, in inverno la neve trasforma il paesaggio in qualcosa di quasi fiabesco.

Ma la California offre molto di più: la Death Valley, il Joshua Tree, la costa del Big Sur. Ogni parco ha una personalità diversa, un linguaggio visivo unico. Viaggiare qui con la macchina fotografica significa passare dal deserto al bosco in poche ore, cambiando completamente registro.

È un sogno per chi ama la varietà e la potenza della natura.

Antelope Canyon e la magia della luce

Antelope Canyon non è solo un luogo, è un’esperienza visiva. Le sue pareti ondulate, scavate dall’acqua, creano forme morbide e sinuose che sembrano dipinte. Ma è la luce a fare la vera magia.

Quando i raggi del sole entrano dall’alto, si formano fasci luminosi che attraversano il canyon come lame, creando contrasti spettacolari. I colori passano dal rosso all’arancio, dal viola al rosa, in un continuo mutare.

Fotografare Antelope Canyon richiede attenzione, pazienza e rispetto dei tempi. Ma ogni scatto qui ha qualcosa di quasi mistico. È il luogo ideale per chi ama giocare con luce, ombra e forme astratte.

Un posto che non assomiglia a nessun altro al mondo.

Dal Sud al Nord America: costruire un itinerario fotografico su misura

Mettere insieme Argentina e Stati Uniti in un unico percorso fotografico è un’idea ambiziosa, ma straordinariamente potente. Significa attraversare due continenti, due culture, due modi diversi di vivere il paesaggio.

Un itinerario su misura permette di scegliere le tappe in base alla stagione, alla luce, agli interessi personali. C’è chi ama i ghiacci, chi i deserti, chi le foreste, chi le montagne. Un viaggio fotografico ben costruito non è mai casuale: è il risultato di scelte precise, pensate per massimizzare l’esperienza visiva.

Che si tratti di un unico grande viaggio o di due viaggi separati ma collegati da un filo narrativo, l’importante è dare coerenza al racconto. Patagonia e Ovest americano, insieme, creano una narrazione potente: il dialogo tra due estremi del continente, tra ghiaccio e sabbia, tra vento e silenzio.

È qui che il viaggio smette di essere turismo e diventa progetto.

Consigli pratici per i viaggi fotografici: stagionalità, luce, attrezzatura

La fotografia di viaggio richiede pianificazione. Scegliere il periodo giusto è fondamentale: in Patagonia l’estate australe offre più ore di luce, mentre nei parchi americani la primavera e l’autunno regalano colori e atmosfere ideali.

La luce è tutto. Albe e tramonti sono i momenti d’oro, ma anche le ore centrali possono offrire spunti interessanti in certi contesti. Conoscere l’orientamento dei luoghi aiuta a prevedere come cadrà la luce.

Per quanto riguarda l’attrezzatura, meglio viaggiare leggeri ma completi: grandangolo per i paesaggi, medio tele per dettagli, un treppiede solido, filtri. E soprattutto: tempo. Perché senza tempo, la fotografia perde la sua anima.

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sabato 10 gennaio 2026

Il killer vendicatore degli anarcosindacalisti patagonici scioperanti.

Patagonia tragica

Tra il 1920 e il 1921, nella Patagonia argentina, si svolse un lungo sciopero da parte di coloro che si definivano anarcosindacalisti. 

Tutto iniziò come una lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori rurali nell'allora Territorio Nazionale di Santa Cruz e fu guidato dall'anarchico spagnolo Antonio Soto, meglio conosciuto come "il Soto galiziano".

I problemi si intensificarono e si segnalarono saccheggi, stupri e altri crimini sessuali commessi contro le donne prese in ostaggio dagli scioperanti. 

A peggiorare la situazione, si diffuse la notizia che la polizia cilena stava operando a fianco degli scioperanti.

Alla luce di tutto ciò, nel gennaio del 1921 il Presidente della Repubblica, Hipólito Yrigoyen, inviò truppe dell'esercito comandate dal tenente colonnello Héctor Benigno Varela con l'ordine di sedare la ribellione e normalizzare la situazione.

Gli scioperanti non rinunciarono al loro atteggiamento e tutto finì nel peggiore dei modi: tra i 300 e i 1.500 lavoratori furono colpiti a morte o uccisi nei combattimenti.

Varela fu decorato e promosso e nel 1923 tornò a Buenos Aires. Il 27 gennaio di quell'anno, l'immigrato tedesco, anche lui anarchico, Kurt Gustav Wilckens, lo aspettò fuori dalla sua casa nel quartiere Palermo e gli lanciò contro una bomba a percussione, ferendolo. 

Wilckens lo finì con quattro colpi, ma non riuscì a scappare perché la bomba stessa gli aveva fratturato una gamba.

Il killer vendicatore degli scioperanti è stato arrestato e trattenuto nel carcere di Palermo. 

Ha subito chiarito di aver agito da solo e senza alcun aiuto e che il suo obiettivo era quello di danneggiare il sistema criminale incarnato da Varela.

Pochi mesi dopo, il tedesco fu assassinato in prigione dalla guardia Ernesto Pérez Millán, che in questo modo vendicò Varela.

Millán fu dichiarato pazzo e ricoverato all'ospizio Mercedes. Nel 1925, fu assassinato dallo jugoslavo Esteban Lucich, che in questo modo vendicò Wilckens.

La Patagonia Rebelde. 

La “Patagonia Rebelde” fu una serie di scioperi rurali avvenuti tra il 1920 e il 1922 nella provincia di Santa Cruz, repressi brutalmente dal colonnello Héctor Benigno Varela e dall’esercito argentino, con un bilancio di centinaia di morti. Questo episodio è ricordato come una delle più sanguinose repressioni della storia sociale argentina, culminata poi nell’assassinio di Varela nel 1923 da parte di un anarchico vendicatore.

📌 Contesto storico.

  • Periodo: 1920–1922, subito dopo la Prima Guerra Mondiale.

  • Luogo: Provincia di Santa Cruz, Patagonia, Argentina.

  • Cause: condizioni di lavoro durissime dei peones nelle estancias (fattorie), salari bassi, sfruttamento e promesse non mantenute dai proprietari terrieri.

  • Organizzazione: gli scioperi furono guidati dalla Federación Obrera Regional Argentina (FORA), di ispirazione anarchica.

⚔️ Repressione militare.

  • Comandante: Colonnello Héctor Benigno Varela, a capo del 10º Reggimento di Cavalleria.

  • Mandato politico: Presidente Hipólito Yrigoyen autorizzò l’intervento militare.

  • Modalità: negoziati iniziali falliti → intervento armato → fucilazioni di massa.

  • Vittime: tra 300 e 1.500 lavoratori uccisi, oltre a numerosi arresti.

🔥 Conseguenze.

  • Memoria storica: l’episodio è noto come Patagonia Rebelde o Patagonia Trágica.

  • Vendetta: il 27 gennaio 1923, Varela fu assassinato a Buenos Aires da Kurt Gustav Wilckens, anarchico tedesco, che lo colpì con una bomba e quattro colpi di pistola.

  • Impatto culturale: la vicenda ha ispirato libri, film e dibattiti sulla lotta di classe in Argentina.

🧭 Sintesi.

  • La ribellione in Patagonia fu uno scontro tra lavoratori rurali e oligarchia terriera, con lo Stato schierato dalla parte dei proprietari.

  • Varela è ricordato come il responsabile della repressione, ma anche come vittima di una vendetta politica.

  • Questo episodio rimane un simbolo della lotta sociale e della violenza politica in Argentina del primo Novecento. 

Fonte

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