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martedì 28 agosto 2012

Patagonia Argentina terra di indigeni.

patagonia indigeniLo spazio che oggi costituisce la Patagonia Argentina è stato territorio di indigeni, creoli, gesuiti e immigranti europei di diverse nazionalità. E San Carlos de Bariloche non fu un’eccezione.

Lo prova persino il nome della città, miscela del passo della cordigliera trovato da un gesuita a sud di Cerro Tronador, Vuriloche, e del nome del commerciante tedesco che costruì la prima casa nel 1895, Don Carlos Wiederhold, che per errore fu tramandato come San Carlos; poi, per uno sbaglio di stampa di fine del secolo XIX fu sostituito dal vocabolo indigeno Bariloche.

L’ambiente circostante fuori dalla città è tanto naturale che permette d’immaginare i tehuelches, puelches e pehuenches cacciando struzzi e guanachi nei dintorni del lago Nahuel Huapi, sopportando inverni molto freddi con venti terribili e con piogge scarse che gli impedivano di coltivare la terra.

Questi indigeni rimasero nella zona fino alla seconda metà del secolo XVII, quando furono assorbiti da un popolo più forte ed evoluto culturalmente, i mapuches, che si trasferirono dal territorio cileno scappando dai coloni spagnoli.

Dallo stesso passo della cordigliera che avevano utilizzato per la prima volta i mapuches - attraverso Le Ande verso est - nel 1550 arrivarono gli spagnoli che vivevano a sud del Cile.

Nel 1653 arrivarono in questo territorio i sacerdoti gesuiti, che realizzarono un’opera di evangelizzazione in accordo con il loro credo cattolico. Poco a poco, gli indigeni si videro obbligati a cambiare le proprie abitudini e piano piano diminuirono di numero. La mancanza d’informazioni sulle caratteristiche geografiche del luogo, fu il motivo per cui alcuni scienziati pionieri vennero inviati per raccogliere dati sulla regione.

Tuttavia il fatto che avrebbe cambiato definitivamente le caratteristiche culturali fu la Campagna al Deserto, una guerra che si sviluppò nel 1878-79 e che ebbe per obiettivo l’allontanamento degli indigeni, in modo tale che la zona venisse occupata da abitanti bianchi che provenivano dal nord del paese.
 
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Lentamente si aggiunsero immigranti di diversa nazionalità, un processo che fu promosso dal governo argentino dell’epoca. Prima arrivarono i tedeschi e gli americani del nord e una decade dopo, nel 1904, arrivarono gli abitanti svizzeri che risiedevano temporaneamente in Cile. L’economia si rinnovò e incominciarono a funzionare segherie, carpenterie e latterie, insieme ad altre attività come la costruzione di navi artigianali per trasporto merce.

In questa zona vergine e lontana dai grandi centri abitati, i nuovi abitanti dovettero sacrificarsi e lavorare per consolidare le basi economiche della regione. Senza dubbio, i discendenti di quei pionieri sono il vivo ricordo di quell’epoca, con il compito di trasmettere di generazione in generazione le gesta della fondazione di questa regione.
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lunedì 27 agosto 2012

Il Tatú Carreta specie a rischio estinzione.

L'armadillo gigante o tatú gigante (Priodontes maximus Kerr, 1792) è un mammifero cingolato della famiglia Dasypodidae.

Si osserva raramente nelle foreste dell'Amazzonia, nella Guyana e nell'Argentina settentrionale.

Descrizione.
   Lunghezza del corpo 110-120 cm,
    Lunghezza della coda 40-50 cm,
    Peso 45-55 kg.

L'armadillo gigante può pesare fino a 50-60 kg. Il guscio è costituito da numerosi piatti, quelli più piccoli sono in coda e gambe. La colorazione generale è marrone. essere giallastri sui fianchi. Il muso allungato e le orecchie non sono molto grandi. Nelle mani ha grande, lungo. La femmina ha due mamme.

Caratteristici sono gli unghioni che armano le cinque dita degli arti anteriori, che arrivano anche a misurare 12 cm di lunghezza.

Si nutre di lombrichi, carogne, termiti, formiche, larve di insetti, piccoli serpenti.
 



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sabato 25 agosto 2012

La Carretera dei 7 Laghi unisce oltre ai laghi due parchi nazionali Lanín e Nahuel Huapi.

7 laghiL’escursione più riconosciuta della regione gode della particolarità di unire nel suo tratto non solo i sette laghi che danno origine al nome del circuito, ma anche due dei Parchi Nazionali più belli della zona della cordigliera: Lanín e Nahuel Huapi.

I 110 chilometri della passeggiata obbligano a mantenere gli occhi aperti, in attesa di fronte alle bellezze naturali che vanno da laghi color blu e smeraldo fino alle cascate, ai belvederi e alle spiagge, che invitano a fermarsi un attimo in contemplazione.

A pochi chilometri fiancheggiando la costa del lago Lácar sulla RN 234, a San Martín de los Andes, ci troviamo alla spiaggia Catritre, dove c’è un camping e un ristorante. Poi si passa dalle case della comunità Curruhuinca, abitate da mapuches, gli abitanti più antichi della zona e, più avanti, si può godere di una bella vista panoramica dal belvedere Pil-Pil.

Prima di passare dal lago Machónico, dove un altro belvedere naturale si mette a nostra disposizione, vale la pena di fermarsi a osservare la divisione delle acque del ruscello Partido, che sul margine destro devia verso il Lácar e, sulla sinistra, verso il lago Meliquina.

Al chilometro 27 ci lasciamo alle spalle la strada asfaltata, e il paesaggio diventa ancora più silvestre. Una deviazione ci porta verso il lago Hermoso che, facendo onore al suo nome, ci stupisce con la sua costa coperta di selva, protetta dal vento e con il sole a pieno. Poco più avanti, un gran portale di tronchi ci indica che stiamo passando dal Parco Nazionale Lanín al Nahuel Huapi.
Le nostre prossime destinazioni sono: la cascata Vullignanco, con i suoi imponenti 20 metri di caduta, i laghi Falkner e Villarino separati da un sottile istmo e infine il lago Escondido, con le sue spettacolari tonalità verde smeraldo.

All’altezza del punto nella quale la strada costeggia uno dei bracci del lago Traful, gli amanti della pesca devono deviare su una strada circondata da un fitto bosco di coihue e caña colihue, per arrivare al fiume Pichi Traful, considerato un paradiso per i pescatori con mosca.

Chi invece desidera trovare dei salmonidi, deve avanzare un po’ di più fino al lago Correntoso - che rappresenta il punto di arrivo dell’escursione - dopo aver goduto del lago più cristallino di tutto il percorso, il Lago Espejo.

A breve distanza si trova Villa La Angostura, con la sua esuberante vegetazione e il suo pittoresco stile di montagna, che vale la pena visitare.
 
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venerdì 24 agosto 2012

El Bolsòn, un luoogo diferente nella patagonia argentina.

el_bolsonEl Bolsón è un luogo differente. Non tanto per la sua geografia che, come tutti i centri abitati della cordigliera patagonica, è circondata da bellissimi paesaggi dove convergono boschi, monti, laghi, fiumi e cascate, ma per la filosofia di vita dei sui abitanti.

Il movimento hippie impresse serenità e spirito comunitario negli anni '60, quando arrivarono giovani provenienti dalle grandi città. La trasformazione culturale fu tanto importante che ancora oggi si mantiene e fornisce a questo paese un incanto tanto eccezionale quanto magico.

La valle di El Bolsón si trova ai piedi del monte Piltriquitrón ed è chiuso da un gruppo di montagne e ghiacciai antichi che determinano un eccellente microclima e terre fertili ideali per la coltivazione.
Nello stile di vita degli abitanti - poco più di 14 mila - si può vedere l’influenza di quei giovani che si stabilirono qui più di tre decadi fa. Disillusi dalla vita urbana, si stabilirono in capanne di legno in mezzo al bosco, dove si dedicarono all’agricoltura e all’artigianato. Un paradiso che li conquistò per sempre.
La produzione agricola, oltre al turismo, è la base economica del villaggio. Camminando, in bicicletta o in auto si può ripercorrere la zona e visitare qualche fattoria dove viene coltivato il luppolo (aromatizzante della birra) o della frutta (fragole, ciliege, lamponi, amarene, ribes, calafate, etc.), senza additivi chimici ne conservanti.

I prodotti regionali sono una forte attrazione di El Bolsón. Sono famosi i dolci nostrani, i formaggi di capra e pecora, così come la birra artigianale, il cioccolato, i tessuti di maglia di lana e una gran quantità di prodotti artigianali che riempiono piazza Pagano i giovedì e i sabato, giorni della Fiera Artigianale.
Questa località forma parte della Regione Andina Patagónica del Parallelo 42 insieme ad altri paesi che vivono in armonia nonostante appartengano a Provincie diverse: El Manso - a Río Negro -, e Lago Puelo, El Hoyo, Epuyén, El Maitén, Cholila, Ñorquinco e Cushamen - a Chubut.
Salire sull’antico treno La Trochita, ribattezzato come Vecchio Espresso Patagonico, senza dubbi è l’esperienza più carina, che offre un vero viaggio nel tempo. Da El Bolsón a El Maitén, la stazione da dove parte il treno, ci sono 50 chilometri. La stessa struttura, inaugurata nel 1945 attraversa 200 chilometri di paesaggi patagonici fino ad arrivare a Esquel.

Ogni anno, la salita al monte Piltriquitrón è l’attività che riunisce più adepti. Si percorrono 11 km, partendo dal centro del villaggio e muovendosi lungo strade sterrate fino ad arrivare ai 2.260 metri di altezza. Boschi di cipressi e cohiues ci ricevono sulla piattaforma con un belvedere naturale, a più di mille metri sul livello del mare. Da lì si può camminare attraverso il sentiero che conduce al rifugio del monte e contemplare il Tronador, il de los Tres Picos e la valle del Río Azul.

Ma questo non è tutto: 200 metri più in su si trova la piattaforma dei voli di parapendio. Chi avrà il coraggio di effettuare un battesimo di questo spettacolare sport, si porterà la migliore immagine aerea del posto. I più conservatori, invece, possono seguire il cammino fino a trovare il Bosco Tallado, dove c’è una sofisticata diversità di sculture in legno di un bosco bruciato, creato da riconosciuti artigiani dell’Argentina.

Durante la stagione estiva, El Bolsón è centro di spettacoli culturali dove si celebrano i doni che la natura fornisce. Il villaggio si veste a festa e attira centinaia di turisti, convocati a gennaio dalla Festa Nazionale del Bosco e le Jornadas de Ecopuelo (dal 20 al 23 gennaio, a Lago Puelo) e, a febbraio, per la festa più rappresentativa, basata sulla produzione del luppolo (a metà mese). Show musicali, attività ecologiche e la elezione della Sovrana del Luppolo, abbelliscono questo atipico centro di turismo non convenzionale.

"El Bolsón, municipio ecologico a favore della vita", è più che lo slogan di questa località, dal momento che riflette una realtà poco comune oggi giorno: un ambiente puro, conservato grazie al fatto che l’uomo interviene sulla natura solo il necessario.
 
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La vita in città nascosta, una delle più grandi baraccopoli della città di Buenos Aires, è segnata da una profonda disperazione.

ciudad_oculta_mapaciudad_oculta Città Nascosta (Ciudad Oculta) è il nome con cui è nota la Villa 15 (originariamente conosciuta come Barrio General Belgrano), un insediamento informale o baraccopoli situata nella città autonoma di Buenos Aires, Argentina.

Sarebbe iniziata come un quartiere di lavoratori dei macelli bovini nelle vicinanze del mercato, intorno alle aziende ferroviarie e al Frigorifero Lisandro de la Torre, verso l'anno 1937, ma già nel corso del 1940, con l'arrivo di grandi settori sociali di classe inferiore provenienti delle province argentine sopratutoo del nord-ovest (Salta, Jujuy, Santiago del Estero, Tucumán, Catamarca, San Juan) a seguito del processo di industrializzazione  è nata a Buenos Aires una delle più grandi baraccopoli cittadine udestinata a crescere e affermarsi nel corso degli anni.

Con una popolazione stimata di 30.000, questo paese è considerato uno dei più grandi della città. Appartiene al quartiere di Villa Lugano.
 
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