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venerdì 26 gennaio 2018

La presenza italiana nell’architettura argentina apportò idee e teorie già dal XVII secolo.

Anche se immersa nella colonizzazione spagnola, già dal XVII secolo, la presenza italiana nell’architettura rioplatense apportò idee e teorie -trattati di architettura- fino all’azione diretta dei maestri ed architetti nati e laureati in Italia.

Per quanto riguarda i trattatisti, importanti erano i gesuiti, ordine da cui emersero degli architetti italiani notissimi come i marchigiani Giuseppe Cataldino e Simone Mazzeta, il cremonese Antonio Ripario
Villa Bisighini.

La presenza italiana nell’architettura argentina.

Altri architetti come Giuseppe Brasanelli, Angelo Camillo Petragrassa, Andrea Bianchi e Giovanni Battista Primoli, i cui nomi sono legati a famose opere di carattere religioso come la Cattedrale di Córdoba –indubbiamente il monumento più importante del Virreinato del Río de la Plata- ed opere civili come il Cabildo di Buenos Aires.
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Tutto ciò fino al 1767, anno in cui i gesuiti vennero espulsi dal Re Carlo III e tutti i loro beni trasferiti alla Giunta di Temporalità.
Cattedrale di Cordoba.

Un gruppo importante di architetti italiani.

Un altro gruppo importante di architetti italiani era quello appartenente ad altri ordini religiosi, per lo più Francescani Minori e Propaganda Fide.

Tra loro Luigi Giorgi che operò a Salta e Catamarca; Filiberto Bocchio a Corrientes ed Egidio Giavedoni nel Chaco e nel nord di Santa Fe.

Anche il salesiano Ernesto Vespignani (1861-1925) ebbe grande successo in vari paesi del Sudamerica.

La presenza italiana nell’architettura argentina apportò idee e teorie già dal XVII secolo.Twitta

Questi professionisti venivano dai Centri formativi del Nord d’Italia come l’Accademia di Brera (Barassi, Besana, Broggi, Colombo e Donati) o dai Politecnici di Milano (Caravatti e Tavazza) e quello di Torino (Col, Morra, Censi e Perrone).

Ma provenivano anche da Padova (Menegazzo o Micheletti), da Fermo (Gino Aloisi), da Roma (Alula Baldassarini), da Bologna (Francesco Tamburini ed Ettore Bacci) o da Napoli, come l’ingegnere Luigi Andreoni e Paolo Scolpini.

I maestri ticinesi, invece, spesso formavano aziende edili che poi realizzavano i disegni degli architetti ed ingegneri italiani come quella di Luigi Sessarego e Volpe-Gaggero ad Entre Ríos; Candia e Máspoli a Rosario; Ferruccio Togneri a Buenos Aires; Emanuele Migani a Cuyo o Baldassarre Zani in varie regioni dell’Argentina.

Diverse testimonianze dell’inizio del XX secolo coincidono con il sottolineare l’influenza degli architetti Nicola e Giuseppe Canale (1833-1883), padre e figlio di origine genovese, nella formazione del gusto italiano nell’architettura di Buenos Aires.

Tra le loro opere, qualcuna ha osato trasgredire la solita tipologia religiosa come la chiesa a pianta circolare –simile al panteon romano- dell’Immacolata nel quartiere di Belgrano (1865) od il disegno urbanistico di Adrogué (1872) a diagonali e con degli edifici pubblici sistematizzati.

Ebbe pure grande rilievo la formazione di discepoli come Giovanni Antonio Buschiazzo (1846-1917), autore di numerosi disegni e trasformazioni urbanistiche di Buenos Aires.



La curiosità mi ha portato ad indagare quando e come sono arrivati questi professionisti nel territorio argentino per cui mi sono tuffato nelle liste di sbarco del Porto di Buenos Aires.
I lavori di costruzione dell'attuale Teatro Colón iniziarono nel 1889 sotto la guida dell'architetto italiano Francesco Tamburini e del suo allievo Vittorio Meano con il finanziamento di Angelo Ferrari.

I registri.

Da quei registri ho scoperto che:
-Broggi Luigi, sposato, di 35 anni, di professione Cantero, era partito dal porto di Cherburgo in 3° classe sul vapore Asturias ed raggiungeva Buenos Aires il sabato 6 aprile 1912.
-Donati Alfredo, Salesiano, di 18 anni, partiva da Genova in 1° classe sull’America ed arrivava a Buenos Aires lunedì 31 ottobre 1910.

-Baldassarini Alula, 54 anni, cattolico, sposato, di professione proprietario, imbarcava a Genova in 1° classe sul vapore Duca d’Aosta per arrivare a Buenos Aires mercoledì 10 dicembre 1913.

-Togneri Ferruccio, 38 anni, celibe cattolico, si imbarcò a Genova sulla Frankfurt ed arrivò in Argentina giovedì 28 febbraio 1884.

-Meliga Italo, 26 anni, di professione ingegnere e di religione cattolica, era celibe quando partì dal porto di Genova sulla Perseo per arrivare a Buenos Aires martedì 25 agosto 1885.

-Rezzara Gaetano, 32 anni, cattolico, sposato, di professione ingegnere, partiva dal porto di Genova sul vapore Duca di Genova, in 1° classe, ed arrivava a Buenos Aires lunedì 8 ottobre 1888.

-Micheletti Antonio, ingegnere, 28 anni, sposato, cattolico, si imbarcò a Genova sul Mentana ed arrivo mercoledì 3 aprile 1889 a Buenos Aires.

-Lombardi Emilio, artista di 30 anni, cattolico, sposato, partiva da Genova in 1° classe sulla Montevideo per arrivare a Buenos Aires sabato 25 novembre 1893.

-Berti Adelo, 50 anni d’età, sposato, di professione Artista, cattolico, si imbarcò nel porto di Valparaíso in 2° classe sulla Orissa per arrivare a Buenos Aires  sabato 22 aprile 1911.

-Arnaldi Giovanni Battista, era nato a Porto Maurizio -vicino Genova- nel 1841. Studiò in Italia e poi si trasferì in America.

-Arnaldi Giacomo, età 34 anni, celibe, cattolico, di professione ingegnere, partiva da Genova in 1° classe sul vapore Nord America ed arrivava a Buenos Aires domenica 14 settembre 1890.

A differenza della grande maggioranza degli emigrati, per lo più contadini ed operai, questi professionisti facevano quella micidiale traversata transoceanica -di quasi un mese- in Prima Classe.

Vittorio Meano, nato a Susa (vicino Torino) nel 1860. Studiò architettura all’Accademia Albertina di Torino. Nel 1884 arrivò in Argentina per lavorare a fianco dell’architetto Francesco Tamburini. Morì a Buenos Aires, ucciso dall’amante della moglie, mercoledì 1° giugno 1904.

Troviamo anche l’architetto Clorindo Testa, nato a Ceppaloni –vicino Napoli- il 10 dicembre 1923.

E’ forse l’architetto più importante del XXmo. secolo, per la sua originalità assoluta nel disegnare nonché per essere un grande artista plastico.

Nelle successive puntate parleremo delle opere di molti di coloro che fanno parte del patrimonio storico-culturale argentino.



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2 commenti:

  1. Ottimo articolo sulla presenza dell'architettura italiana in Argentina. Il Teatro Colon è una opera fantastica.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. C'e traccia italiana ovunque in Argentina. Gastronomia, arte, cultura in genere. L'agricoltura, uno degli elementi basilari della produzione argentina, è merito italiano ed italiani furono gli iniziatori dell'industria argentina.

      Elimina

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