sabato 11 giugno 2011

Il Canale di Beagle attira ogni anno numerosi turisti per la quantità di attrazioni naturalistiche che offre, a livello paesaggistico.

Il Canale di Beagle è uno stretto che separa la grande isola della Terra del Fuoco dalle isole di Nueva, Picton, Navarino, Hoste, Londonderry, Stewart ed altre isole minori più a sud.

La sua parte orientale corre lungo il confine tra Cile e Argentina, mentre quella occidentale appartiene completamente al Cile.

Il Canale, lungo 240 chilometri, nel suo punto più stretto è largo circa 5 chilometri e la sua area più ad ovest, Darwin Sound, lo collega al Pacifico.



Il più grande insediamento sul canale è Ushuaia, seguita dal cileno Puerto Williams, due degli agglomerati più meridionali del mondo, ed il canale, sebbene sia navigabile da navi di grandi dimensioni, è poco frequentato dalle imbarcazioni che preferiscono le acque più sicure dello Stretto di Magellano a nord o del Passaggio di Drake a sud.

Il canale prende il nome dalla nave HMS Beagle, coinvolta nell'Ottocento in due rilievi idrografici delle coste della parte meridionale del Sud America, nel secondo dei quali ospitò a bordo il noto Charles Darwin. Il Canale di Beagle attira ogni anno numerosi turisti per la quantità di attrazioni naturalistiche che offre, a livello paesaggistico, di flora e di fauna.

Tra di esse l'isola degli Uccelli (Isla de los Pajaros), ove ammirare i cormorani imperiali o le procellarie giganti, l'isola dei Leoni Marini (Isla de los Lobos) ed i suggestivi fari, tra i quali il più remoto è spesso chiamato Faro del Fin del Mundo.

Gli Yamana si stabilirono sulle isole nel Canale di Murray circa 10.000 anni fa. Si rinvengono alcuni importanti siti archeologici che aiutano a datare gli insediamenti nella Baia Wulaia e sull'Isola di Navarino.

Benché sia navigabile da navi di grande stazza, esistono vie più sicure a sud come il Passaggio di Drake, e a nord come lo Stretto di Magellano. Molte isole minori (Pincton, Lennox e Nueva) fino a Capo Horn furono oggetto di una lunga disputa territoriale tra Cile e Argentina, nota come Conflitto del Beagle.

Secondo il Trattato di Pace e Amicizia del 1984 tra Cile e Argentina rientrano oggi in territorio cileno. Le navi di paesi terzi possono navigare tra lo Stretto di Magellano e Ushuaia attraverso il Canale della Maddalena e il Canale Cockburn al comando di un pilota cileno.

Il canale deve il suo nome alla nave HMS Beagle che effettuò ricerche idrografiche nella regione dal 1826 al 1830. Nel corso della sua spedizione, sotto il comando del capitano australiano Phillip Parker King, il capitano della Beagle Pringle Stokes si suicidò e fu sostituito dal capitano Robert FitzRoy.

L'imbarcazione continuò le proprie ricerche in un secondo viaggio sotto il comando di Fitzroy, il quale ospitò a bordo Charles Darwin come appassionato di naturalismo. Darwin vide per la prima volta i ghiacciai non appena la spedizione raggiunse il canale e il 29 gennaio 1883 appuntò sul proprio diario: "molti ghiacciai del più bel blu berillo creavano un contrasto con la neve".













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sabato 30 aprile 2011

Maimará, molteplicità di toni e di percorsi tortuosi in un paesaggio affascinante.

Villaggio di montagna, a 74 Km da San Salvador de Jujuy, con modeste costruzioni in stile coloniale, conserva ancora la sua antica chiesa.

Su uno dei fianchi della montagna si trova il cimitero.

Si può visitare il laboratorio de los Niños Alfareros e acquistare oggetti d'artigianato locale.

Nelle vicinanze si trova la Posta de Hornillos, antico rifugio dei viaggiatori che si dirigevano verso l'Alto Perù al tempo del Virreinato del Rio de La Plata.

Qui hanno pernottato Guemes, Arias e Alvarez Prado, durante le guerre per l'indipendenza.

Attualmente funziona come museo, conserva reliquie storiche, armi e resti archeologici.

Spettacolare la montagna chiamata La Paleta del Pintor per la diversa tonalità dei suoi colori.



Mapa rutas acceso a Jujuy 






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mercoledì 30 marzo 2011

Ushuaia, la città alla "fine del mondo": grossi leoni marini e un magnifico parco naturale.

Molti la definiscono la città alla “fine del mondo”. E, in effetti, eliminando il pathos un tantino drammatico, la definizione calza a pennello: Ushuaia è la città più australe del pianeta, l’ultima del mondo andando verso sud, insomma.

Per davvero ci si sente come alla fine di qualcosa ad Ushuaia. Il paesaggio è intensissimo e lascia senza respiro: fuori neve, sempre neve. Attorno montagne maestose e appena di là dallo sguardo, il Cile.

Se non siamo alla fine di questo mondo, a Ushuaia siamo senz’altro all’inizio di un altro: le atmosfere sono da favola, con quelle classiche casette di legno che restituiscono la vivida sensazione di una vita sorridente, gli alberi, poi, hanno nomi strani da paese delle meraviglie: Winteri di Drimys, Nothofagus e Magellano di Maytenus, tanto per dire.
C’è un po’ di tutto a Ushuaia. Le giornate scorrono lente, ma mai ripetitive: grossi leoni marini si aggirano in quantità considerevole in riva a quel mare che è perennemente troppo freddo per poter considerare la città balneare, c’è un magnifico Parco Nazionale, il Lapataia, che altro non è se non una foresta vergine fatta di alberi dai nomi impronunciabili e di un’aria tersa e che rigenera i polmoni.

Il parco accoglie una quantità incredibile di castori sempre indaffaratissimi a costruir dighe di ogni tipo. Da Ushuaia si possono raggiungere, dopo una navigazione di otto giorni, Capo Horn e i fiordi occidentali, terre inospitali quanto attraenti e composte dai famosi ghiacciai della cordigliera Darwin.

E la città alla fine del mondo vive pure di leggenda, anzi di una verità talmente romanzesca da entrare nel mito. Ushuaia, durante la prima metà del secolo scorso, funse da prigione.

Ma non fu prigione qualsiasi, bensì un centro per i criminali più pericolosi del pianeta, quelli che avevano commesso crimini orrendi e difficilmente descrivibili. 
Gente gettata laddove nessuno voleva andare, dimenticata tra le pieghe del tempo e della neve, logorata da lavori pesanti e distruttivi.

Perché fuggire dalla Terra del Fuoco, alla fine del mondo, era impresa impossibile.


 


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