mercoledì 30 marzo 2011

Ushuaia, la città alla "fine del mondo": grossi leoni marini e un magnifico parco naturale.

Molti la definiscono la città alla “fine del mondo”. E, in effetti, eliminando il pathos un tantino drammatico, la definizione calza a pennello: Ushuaia è la città più australe del pianeta, l’ultima del mondo andando verso sud, insomma.

Per davvero ci si sente come alla fine di qualcosa ad Ushuaia. Il paesaggio è intensissimo e lascia senza respiro: fuori neve, sempre neve. Attorno montagne maestose e appena di là dallo sguardo, il Cile.

Se non siamo alla fine di questo mondo, a Ushuaia siamo senz’altro all’inizio di un altro: le atmosfere sono da favola, con quelle classiche casette di legno che restituiscono la vivida sensazione di una vita sorridente, gli alberi, poi, hanno nomi strani da paese delle meraviglie: Winteri di Drimys, Nothofagus e Magellano di Maytenus, tanto per dire.
C’è un po’ di tutto a Ushuaia. Le giornate scorrono lente, ma mai ripetitive: grossi leoni marini si aggirano in quantità considerevole in riva a quel mare che è perennemente troppo freddo per poter considerare la città balneare, c’è un magnifico Parco Nazionale, il Lapataia, che altro non è se non una foresta vergine fatta di alberi dai nomi impronunciabili e di un’aria tersa e che rigenera i polmoni.

Il parco accoglie una quantità incredibile di castori sempre indaffaratissimi a costruir dighe di ogni tipo. Da Ushuaia si possono raggiungere, dopo una navigazione di otto giorni, Capo Horn e i fiordi occidentali, terre inospitali quanto attraenti e composte dai famosi ghiacciai della cordigliera Darwin.

E la città alla fine del mondo vive pure di leggenda, anzi di una verità talmente romanzesca da entrare nel mito. Ushuaia, durante la prima metà del secolo scorso, funse da prigione.

Ma non fu prigione qualsiasi, bensì un centro per i criminali più pericolosi del pianeta, quelli che avevano commesso crimini orrendi e difficilmente descrivibili. 
Gente gettata laddove nessuno voleva andare, dimenticata tra le pieghe del tempo e della neve, logorata da lavori pesanti e distruttivi.

Perché fuggire dalla Terra del Fuoco, alla fine del mondo, era impresa impossibile.


 


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domenica 27 febbraio 2011

Pampas significa "pianura senza alberi", impressionante vastità che colpisce più intensamente la memoria del viaggiatore.

Pampa è una parola di origine quechua che significa "pianura senza alberi".

Onorando il suo nome, la maggior parte della sua superficie è proprio rappresentata da una piatta regione di terre fertili, priva di alberi significativi, dove la figura del gaucho è ancora presente nel costume ereditato dalla tradizione contadina.

La regione geografica della Pampa Argentina è il cuore agricolo e la casa di quel simbolo del nazionalismo romantico, e cioè il gaucho.

Comprende le province di Buenos Aires, de La Pampa e le principali parti di quelle di Santa Fe e Cordoba, ed i suoi ambienti includono oltre le piatte pianure anche colline fitte di di boschi, pascoli e laghi salati rivestiti da fenicotteri.

E' indubbio però che per chi viene a visitare queste aree, è il ricordo di impressionante vastità che colpisce più intensamente la memoria del viaggiatore: ci si trova a viaggiare per chilometri e chilometri avvolti da una disarmante estensione dell'orizzonte, accompagnati unicamente dal mutare del cielo argentino.

Immensi campi di erba medica, sorgo, frumento, mais o girasole ondeggiano sospinti dal vento sotto un cielo blu infinito, percorso da gruppi di nuvole mosse da forti correnti atmosferiche in quota.

A rendere ancor più magico il paesaggio l'incontro con qualche gaucho a cavallo, che trotta fiero con il suo cappello e classico poncio di lana.

Con il nome di Pampa si indica un'immensa regione che si estende a sud e a ovest della linea segnata dal Paraná e dal Río de la Plata fino al Colorado, compresa tra le Ande e il mare. È una terra pianeggiante, apparentemente senza confini, nuda e sterminata.

Comunemente vi si distinguono due parti: la Pampa orientale, che abbraccia le province di Buenos Aires (tranne l'estremità meridionale), la parte nord-occidentale della provincia di La Pampa, la sezione meridionale della provincia di Santa Fe e il settore orientale della provincia di Córdoba; la Pampa occidentale, che si estende verso nord-ovest incuneandosi tra il Río Salado a est, il rilievo della Puna a nord e la cordigliera a ovest.

La Pampa orientale, detta anche pampa húmeda per la maggior piovosità nei confronti della pampa seca occidentale, comprende circa un sesto dell'intera Argentina e costituisce la parte più vitale del Paese.

Si presenta come un grande bassopiano formato da una coltre di löss giallastro, finissimo, con intercalati depositi fluviali e ceneri vulcaniche, ricoperto in superficie da uno strato, spesso 20-30 cm, di terra nera, assai fertile. Dal livello del mare si innalza insensibilmente verso ovest, giungendo fino a un centinaio di metri. Dolci ondulazioni vi creano numerose conche, che raccolgono laghi e stagni e impediscono lo scolo delle acque al mare.








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domenica 5 settembre 2010

A causa dell'ampiezza nella latitudine e nei rilievi, l'Argentina è soggetta a una grande varietà di climi.

Di norma, il clima è prevalentemente temperato, con estremi che vanno dal subtropicale a nord al subpolare nell'estremo sud.

Il nord del paese è caratterizzato da estati molto calde e umide, con inverni miti e secchi, ed è soggetto a periodiche siccità.

L'Argentina centrale ha estati calde con temporali (che nell'Argentina occidentale producono alcune delle più imponenti grandinate del pianeta), e inverni freschi.

Le regioni meridionali hanno estati fresche e inverni freddi con pesanti nevicate, specialmente nelle zone montagnose. Le zone più elevate, a tutte le latitudini, sperimentano condizioni più rigide.

Sia la temperatura massima che la minima mai registrate in Sudamerica si sono avute in Argentina. Il record per la temperatura massima di 48,8 °C, venne registrato a Rivadavia, Provincia di Salta, l'11 dicembre 1905. La temperatura minima record fu −32.7 °C, registrata a Sarmiento, Provincia di Chubut, il 1 giugno 1907.

I principali venti dell'Argentina comprendono:

  • Il freddo Pampero, che soffia sulle pianure della Patagonia e della Pampa a seguito di un fronte freddo. I primi a provarne gli effetti furono i colonizzatori spagnoli che si trovavano nella zona del Rio de la Plata, che divide l'Argentina dall'Uruguay; costoro ne percepivano la provenienza dalle zone più interne e meridionali, le pampas (praterie), e dunque lo battezzarono pampero. L'aria calda e umida stagnante sulle ampie praterie argentine viene investita da un fronte freddo che si origina dall'Oceano Pacifico australe e che, malgrado perda gran parte della sua forza poiché non sorpassa la cordigliera andina, vede il punto nodale sulla Patagonia. Da questo estremo punto meridionale verso il settentrione, (fin oltre l'Uruguay) il fronte caldo recede e lascia il posto a quello freddo. Nel punto di scontro tra i due fronti, gli effetti meteorologici del pampero si delineano in raffiche intense, bruschi cali di temperatura, cielo coperto e vapore acqueo nell'aria. Nel periodo della primavera e estate, possono facilmente tradursi in tempeste di notevole entità. Questa prima fase accompagnata da piogge, lo vede definito pampero húmedo (umido); quando le precipitazioni cessano e la zona è ormai sovrastata dal fronte secco, lo si definisce appunto seco. È facile che successivamente si verifichi una terza fase in cui si presentano tempeste di polvere.

  • Il Viento Norte, un vento caldo che può soffiare da nord nella seconda parte dell'inverno, creando condizioni miti.

  • Il Zonda, un vento caldo e secco, che influenza l'Argentina centro-occidentale. Privato di tutta l'umidità durante i 6.000 metri di discesa dalle Ande, lo Zonda può soffiare per ore con raffiche fino a 120 km/h, alimentando gli incendi e causando danni. Quando soffia il Zonda (giugno-novembre), tempeste di neve (viento blanco) si verificano alle maggiori altitudini.Mentre avviene il fenomeno del "viento föhn" nell'ovest argentino, gli effetti sono visibili nella provincie di La Rioja, di San Juan, e nel nordest della Mendoza, a causa dell'effetto della pressione suscitata dali venti provenienti dal Pacifico del sud, l'altezza delle Ande, e vari fenomeni di incanalatura orografica dei venti sul altopiano, dove la "meseta della Puna" dissipa questi venti.Il vento Zonda è la conseguenza finale del movimiento verso nordest dei fronti climatici antartici, e precede venti freddi ciclonici, ma è piuttosto caldo a causa del soleggiamento e della compressione adiabatica nelle valli di Tulúm, Ullum, Zonda, e nella valle di Jáchal, nella provincia di San Juan, dove predominano. A quote maggiori si verifica il viento blanco, saturo di neve, che giunge a velocità superiori ai 200 km/h. Questo vento bianco di alta quota è una risorsa idrica importante per la regione arida del es:Cuyo, ed è la principale ragione dell'accumulo di neve alle alte quote in ghiacciai.Il vento zonda di solito inizia al pomeriggio (tra le ore 12 e le 18), e suole persistere nelle seguenti 2-12 ore, per in seguito presentarsi con intermitenza per 2-3 giorni, per poi essere seguito dall'entrata di masse d'aria fredda che si muovono in direzione nord-nordest (viento sur). Nel 90 % dei casi, il fenomeno avviene tra maggio e novembre.

  • La Sudestada può considerarsi simile al Noreaster, anche se raramente coinvolge nevicate. Entrambi sono associati a un sistema di bassa pressione invernale. La sudestada solitamente modera le temperature fredde ma porta piogge molto forti, mari agitati e inondazioni costiere. È più comune nel tardo autunno e in inverno, lungo le coste dell'Argentina centrale e nell'esturaio del Río de la Plata.

Le regioni meridionali, in particolare l'estremo sud, sperimentano lungi periodi di luce solare da novembre a febbraio (fino a diciannove ore), e notti lunghe da maggio ad agosto.




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