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domenica 9 ottobre 2016

La più grande fabbrica di soia del mondo di ben 200 ettari è in Argentina.

Grazie alla sua ubicazione sulle rive del Paraná che danno sull’Atlantico, l’impianto è stato progettato per processare industrialmente la soia argentina e dei Paesi limitrofi. L’intero complesso è dotato di un sistema di cogenerazione che lo rende energeticamente autosufficiente  e il governo di Buenos Aires e Renova assicurano che «Rispetta tutti gli standard di sostenibilità e di tutela ambientale  più avanzati del mondo».

La gigantesca fabbrica è stata costruita in Timbúes nel Dipartimento di San Lorenzo grazie ad un investimento di 480 milioni di dollari del consorzio Renova, composto dalle compagnie agroindustriali Vicentín  e Glencore.

La fabbrica occupa ben 200 ettari e può scaricare 1.000 camion al giorno, è in grado di immagazzinare 310.000 tonnellate di soia ed è dotata di un porto con uno spazio di stoccaggio per 60.000 tonnellate.

Il vicepresidente di Renova, Sergio Gancberg, ha detto che «L’impianto costruito in tre anni è stato progettato da ingegneri argentini del settore oleario che hanno un posto speciale nel mondo, con un progetto unico al quale hanno lavorato 890 professionisti, provenienti da 15 università nazionali. Presentiamo un impianto tecnologico di primo livello, sicuro per il personale, con efficienza energetica e che salvaguarda l’ambiente nella maniera più rigorosa».
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La cosa non convince affatto le organizzazioni contadine e ambientaliste argentine che dicono che questa nuova gigantesca industria non è altro che l’ennesima espansione degli “amigos di glifosato , cioè Monsanto, Glencore, Louis Dreyfus, Bunge, Cargill e Co. e le loro aziende agrochimiche che hanno fatto dell’Argentina un enorme campo di sperimentazione per l’etanolo prodotto con Ogm e di  monocoltivazioni di quella che le associazioni argentine chiamano “soja maldita” perché questa coltivazione intensiva ha bisogno di più di 3 tonnellate di fertilizzanti per produrre 10 tonnellate di soia.
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La regione è sempre stata un crocevia per la comunicazione economica, sociale e culturale. È abitata da 10.000 anni, fin dai primi insediamenti delle società di caccia-raccolta, attestati dalla grande quantità di reperti preistorici. Era una via di transito per le carovane al tempo dell'Impero Inca, nel XV secolo, e successivamente un importante collegamento fra il Vicereame del Río de la Plata e il Vicereame del Perù, nonché il teatro di numerose battaglie della Guerra d'Indipendenza Argentina.
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1 commento:

  1. Distese sterminate. Migliaia e migliaia di ettari coltivati con soia transgenica che si estendono fino all’orizzonte. Forse la rappresentazione più esplicita della nostra ingordigia. Stiamo parlando delle monoculture gm in Argentina, il maggiore esportatore del legume che più di tutti si fa simbolo di un modello economico senza scrupoli e prepotente. Che non si cura dell’ambiente, né delle persone con csoiaonseguenze devastanti su lavoro e salute. «Una sola persona ora in Argentina può controllare la produzione di 300 ettari di terreno coltivati a soia, quando alcuni anni fa erano necessarie decine di famiglie. Ora le stesse famiglie hanno dovuto emigrare verso la disperazione della città. Lo hanno fatto innanzitutto perché non hanno più lavoro e in molti casi per far curare i bambini, da quello che chiamano “el mal del avion” (il mal d’aereo)»

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